Sudoku che ti lascia una parola.
L’idea
Ogni riga, ogni colonna e ogni riquadro contiene ciascun carattere esattamente una volta: la regola del sudoku, intatta. Non serve sapere che cosa significa un carattere per risolvere uno schema. Un simbolo è un simbolo.
Ma due, tre o quattro caselle partono ombreggiate e vuote. Completa lo schema, leggile in ordine e compongono una vera parola giapponese, costruita con i caratteri su cui hai appena passato venti minuti. Lo schema è la serratura. Il vocabolario è la ricompensa.
Nessuno impara un carattere guardandolo. Lo si impara avendone bisogno, nove volte, in nove punti diversi, prima che lo schema si chiuda.
Come va uno schema
Ogni carattere dello schema è stampato sopra con le sue letture, il significato e il romaji. Non devi mai tornare indietro di una pagina per controllare qualcosa.
Logica pura, sempre. Nessuno schema di questi libri richiede di tirare a indovinare, e nessuno richiede una tecnica oltre ai single nudi e nascosti.
Nell’ordine numerato compongono una parola. Scrivila nello spazio previsto, insieme alla lettura e al significato. Le soluzioni sono in fondo al libro, quindi tenta anche se non sei sicuro.
La serie
La serie parte dai livelli iniziali JLPT N5 e N4 e sale fino a N1, che raccoglie i 500 kanji più comuni di quel livello. Così impari i kanji in ordine di difficoltà e, dentro ogni livello, in base a quanto ricorrono davvero. Se si considera che i 1.000 kanji più frequenti, praticamente gli stessi 教育漢字 che i bambini giapponesi imparano alle elementari, coprono oltre il 90% del loro uso generale, di strada ne farai parecchia.
I livelli sono ricavati dai dati di frequenza di KANJIDIC, e ogni libro lo dichiara nelle prime pagine: il JLPT non pubblica un elenco ufficiale di kanji dal 2010, quindi ogni elenco in circolazione è la ricostruzione di qualcuno.
I libri sono scritti in inglese: i significati e le note di ogni carattere compaiono in inglese.
Sei riscaldamenti 4×4 aprono il libro. Gli schemi crescono fino a 6×6, 8×8 e un 9×9 pieno.
Aprilo il primo giorno. Gli schemi di riscaldamento non chiedono altro che riconoscere una configurazione, e ogni carattere che serve è definito nella pagina che hai davanti. Alla fine avrai maneggiato tutti i 246 caratteri dei due livelli iniziali, e scritto ciascuno più volte.
Niente riscaldamenti. Gli schemi partono da 6×6 e arrivano al 9×9 pieno.
N3 è il muro intermedio. La grammatica che ti faceva sentire veloce è alle spalle, e quel che resta è vocabolario e kanji, che arrivano piano. Ogni consiglio si riduce ad altre flashcard. Qui ci sono 4.101 caselle di scrittura a mano che non sembrano scrittura a mano, e uno schema finito è finito in un modo in cui un mazzo di carte non lo è mai.
Meno caselle date rispetto a entrambi i libri precedenti.
N5 è curiosità e N3 è un altopiano. N2 è quello che le aziende nominano in un annuncio di lavoro quando assumono dall’estero, e quello che due candidati su tre non passano. Tredici degli schemi nascondono un’espressione di quattro caratteri. Nessun altro libro di enigmistica sui kanji lo fa, perché nessuno ha un meccanismo in grado di reggerla.
110 schemi, il numero più alto della serie, e sessanta di questi sono 9×9 pieni con meno caselle date che in qualsiasi altro punto di questi libri.
N2 è il livello che le aziende nominano. N1 è l’unico che è un requisito e non una preferenza: un medico o un infermiere abilitato all’estero ne ha bisogno prima di poter sostenere gli esami giapponesi, e lo supera meno di uno su tre. Circa duemila caratteri, cumulativi, che è il punto in cui imparare per logoramento smette di funzionare e avere bisogno di un carattere inizia a contare.
In questo non ci sono pagine di esercizio di scrittura. Dà per scontato che tu sappia già scrivere, e spende quelle pagine in dieci schemi in più. Il ricalco è nei volumi da uno a tre. L’ordine dei tratti di tutti i 705 caratteri si può scaricare gratis.
Hiragana, poi katakana, poi tutti e due insieme.
Non te la senti ancora di togliere le rotelle? Ci pensa Kanadoku. Lo stesso meccanismo giocato con i kana, per chi un kanji non l’ha ancora incontrato. Si parte dagli hiragana e si passa poi ai katakana. Nella terza parte arrivano gli schemi che mescolano i due sillabari, dove il valore è il suono. Quindi due kana con lo stesso suono, come あ e ア, non possono stare sulla stessa riga.
Gratis
Ogni estratto è di dodici pagine prese direttamente dal libro finito: come si gioca, il meccanismo della parola nascosta mostrato su uno schema vero, cinque schemi che salgono dal più piccolo fino a un 9×9 pieno, la soluzione e la nota di ciascuno dei cinque, e una pagina di esercizio di scrittura. Quello del Volume Quattro è di undici: quel libro non ha esercizi di scrittura da mostrare. Stampalo e risolvilo. Non ti si chiede nulla in cambio.
Un riscaldamento 4×4, un 6×6, un jigsaw 5×5 e due 9×9 pieni. Apre con lo schema che compone 日本語 e chiude con 試験.
Scarica il PDFUn 6×6, un jigsaw 7×7, un 8×8 e due schemi 9×9 pieni, che chiudono con 初舞台.
Download PDFUn 6×6, un jigsaw 7×7, un 8×8 e due 9×9 pieni, compreso lo schema le cui quattro caselle ombreggiate nascondono 四捨五入.
Download PDFUn 6×6, un 8×8, un jigsaw 7×7 e due 9×9 pieni, compreso lo schema che nasconde 新幹線.
Download PDFUn 4×4 di apertura, un jigsaw 5×5, un 6×6 e due 9×9 pieni: uno tutto in katakana e uno che mescola i due sillabari. Chiude con こんにちは.
Anche le guide all’ordine dei tratti sono gratuite, una per volume: ogni carattere del libro disegnato in grande, con l’ordine in cui si traccia. Sono qui.
All’interno
Le due lamentele che tornano di continuo nelle recensioni dei quaderni di kanji sono che manca l’indice e manca la guida all’ordine dei tratti. Tutti i volumi indicizzano ogni carattere che contengono. L’ordine dei tratti, che prima stava stretto nelle caselle di esercizio, ha adesso un documento tutto suo e gratuito, uno per volume, dove si riesce davvero a leggerlo.




Perché puoi fidarti degli schemi
Ogni schema è dimostrato prima di arrivare in pagina. Tre di queste garanzie sono quelle che si sentono davvero mentre risolvi.
Fatto da qualcuno che le ore le ha messe
Chi li ha creati ha vissuto dodici anni in Giappone e parla la lingua correntemente. Il che vuol dire anche dodici anni passati a sapere esattamente come ci si sente: caratteri cercati infinite volte che continuano a non restare, una parete tappezzata di schede di kanji scritte a mano, il punto in cui un libro di testo smette di essere un aiuto e diventa arredamento.
È tutta qui la ragione per cui questi libri funzionano così. Uno schema non ti chiede mai di memorizzare niente. Ti chiede di usare un carattere finché lo schema non si chiude, e poi ti consegna una parola per il disturbo.
È un ottimo complemento agli altri materiali di studio. Per questo sta accanto al tuo libro di testo invece di fargli concorrenza, ed è per questo che c’è chi ne finisce uno e ne comincia subito un altro.